DEVILISH IMPRESSIONS
"Diabolicanos: Act III Armageddon "
Avevo considerato l'ultimo lavoro dei Devilish Impressions, "Plurima Mortis Imago", come un disco di transizione. Pur tenendo in considerazione il valore intrinseco dell'album, non potevo non sottolinearne i vari difetti, così come la derivatività di alcuni passaggi. Ho avuto modo di scambiare le mie opinioni con Quazarre stesso, mente e voce del gruppo, offrendogli consigli ed esponendogli comunque il mio punto di vista.
E' stato quindi con curiosità che mi sono apprestato all'ascolto di "Diabolicanos", il nuovo lavoro dei Devilish Impressions, pubblicato dalla Conquer Records.
Il promo in mio possesso ha una copertina tremendamente scura, tanto che un'etichetta reca scritta questa annotazione: "questa non è la versione finale, il libretto verrà ristampato poichè è risultato essere troppo scuro". Eheh, la copia nelle mie mani è quindi una chicca per collezionisti: figata! Comunque sia, scherzi a parte, i Devilish Impressions hanno di nuovo optato per colori caldi, col rosso dominante. Il libretto, di sedici pagine, è corredato dai testi, dalle foto e da annotazioni varie.
La formazione che ha inciso il CD vede, oltre a Quazarre, anche Turquoissa alla tastiera, Armers alla chitarra, Cultus al basso e Icanraz alla batteria.
"We are thorns which killed the fucking god!": con queste parole violente inizia "T.H.O.R.N.S.", la prima canzone del CD. L'inizio è pesantissimo: i suoni sono molto oscuri, e la produzione li rende nitidi e potentissimi. Anche il growling di Quazarre ha una resa particolarmente buona. Com'è lecito attendersi da un gruppo come i Devilish Impressions, la tracca si presenta complessa e ricca di sfumature. Stilisticamente, è in costante equilibrio tra il black sinfonico ed il death metal, con spruzzate della cosidetta "avantgarde". Tutta questa attenzione al particolare, che non salta subito all'orecchio, non incide sull'impatto della composizione. Nel suo complesso, "T.H.O.R.N.S." è un brano brutale, che vuole far male all'ascoltatore, inchiodandolo al muro e mozzandogli il fiato. Chitarre e batteria sono sempre in primo piano, mentre la tastiera svolge un ruolo secondario, di coloritura. Questo strumento sale in cattedra nei momenti più melodici: la melodia è infatti un elemento fondamentale della poetica musicale del gruppo polacco. Non per nulla, spesso Quazarre si lancia in vocals pulite. Ciò nonostante, ripeto quanto ho scritto prima: l'opener è un brano rabbioso, carico di astio.
L'inizio di "Rex Inferni", infatti, ha un'attitudine più rilassata, sebbene sia comunque veloce e potente. Ma è proprio l'approccio melodico, con tanto di tastiera, a fare la differenza. Le vocals sovraincise, che recitano versi biblici in latino, ci riportano alla mente i Solefald: da questo punto di vista, i Devilish Impressions non sono ancora riusciti a scollarsi di dosso l'influenza del gruppo norvegese. In tali frangenti, nei cori, i richiami sono quasi sfacciati. Avevo tirato le orecchie alla band già recensendo il disco precedente, proprio per questo. Evidentemente, per Quazarre e soci certe armonie vocali sono irrinunciabili, perciò ne prendo atto, anche se non condivido. Poi la canzone si incattivisce, attingendo a piene mani dal black sinfonico più marcio. E' notevole la capacità dei musicisti di attingere da uno stile o da un altro, senza che si avvertano contrasti stridenti. Qui, l'elemento black è predominante, ed ecco quindi tutta una serie di atmosfere folli, macabre e negative. Confermo la bontà della produzione: lo Studio X in Polonia ha svolto il solito buon lavoro, e Andi Classen ha garantito quel tocco in più nel suo Stage One Studio, in Germania . L'arrangiamento di "Rex Inferni" è ben strutturato e ricco, con tanto di elementi elettronici che fanno capolino verso la fine del brano.
Il raschiare di una lama e il gorgoglio di voci infernali spiana la strada a "The Word Was Made Flesh Turned Into Chaos Again". Un tempo lento, con una melodia strisciante che accompagna le urla convulse di uno dei cantanti più pazzi dell'intera Polonia. In realtà, presto il gruppo pigia sull'acceleratore, e viene a crearsi una successione di passaggi grintosi, dai suoni pieni e profondi, che può ricordare qualcosa degli Immortal del dopo Demonaz. Dopo la sbornia di velocità, ritornano i tempi lenti e pesanti: tutto molto bello , con intuizioni notevoli in sede di arrangiamento. Una gran bella canzone.
"I Am The Son Of God" ha un attacco da potenziale singolo, per via di una melodia particolarmente accattivante e di facile presa. Sempre in ambito estremo, ovviamente. Di sicuro, ha un'approccio più diretto rispetto alle canzoni precedenti. A seguire, ecco tutta una serie di variazioni, di cambi di melodia e di atmosfera, che però mantengono intatto il clima "catchy" della composizione. Non per nulla, il mantenimento dell'equilibrio è ciò che fa la differenza tra un brano che possa acchiappare subito ed uno più complesso. La sicurezza compositiva permette alla band di sfornare un buon prodotto, che potrebbe anche essere accompagnato da un video, senza però svendersi. Il rischio di strizzare l'occhio al death melodico svedese è scongiurato, e così anche il rapportarsi a clichè black sinfonici vecchi di più di dieci anni. E i Devilish Impressions dimostrano di puntare anche alsodo, e non di amare soltanto soluzioni schizzate e relativamente sopra le righe.
"Tales Of Babylon's Whore" è una traccia di buon livello, assestata su una ritmica pesante ma mai velocissima. Si nota l'insistenza su determinate figure ritmiche, che donano al tutto un aspetto quasi marziale: in effetti, la canzone procede per la sua strada senza guardare in faccia nessuno. Molto buono il suo sviluppo, così come l'assolo completamente atonale dell'ospite Szymon Czech, già dei Nyia. Lo stile tasteristico di Turquoissa ricorda parecchio, in questo caso, alcune soluzioni adottate in passato dagli Asgaard, altro gruppo di Quazarre. La melodia è utilizzata in maniera intelligente, e non compromette mai la cattiveria della musica.
Al sesto posto della tracklist troviamo la canzone che dà il titolo all'album: "Diabolicanos". Un blastbeat violentissimo dà la stura ad un brano multiforme e violento, nella piena tradizione del gruppo. L'esibizione di Quazarre è stupefacente: è ammirevole la sua capacità di calarsi con successo in diversi piani di espressione, così come in differenti registri. Dal gutturale più profondo al digrigno black più malato, ai vocalizzi più limpidi: la sua creatività sembra non avere limiti. E' il valore aggiunto del gruppo, così come lo era anche negli Asgaard. Un brano solido e ricco di spunti.
Il nuovo CD dei Devilish Impressions è piuttosto lungo, di conseguenza molte caratteristiche musicali tendono a ripetersi. Questo perchè lo stile della band, ormai rodato, ruota attorno a dei punti fissi. E nulla è più stimolante di aggirare queste costanti, inserendo elementi di disturbo! "Natas Ro Dog On Si Ereth (Of Plagues And Blasphemy)", il cui titolo fa molto black anni '90, gode del contributo vocale dell'ospite Cezar, dei Christ Agony. Insomma, come a sancire una continuazione dell'underground nero e negativo polacco! La canzone, piuttosto diretta, mette un po' in disparte le mire avanguardistiche del combo, a favore di un impatto distruttivo. E, come ben sapete, quando un gruppo polacco vuol picchiare, lo fa con decisione (non ci si dimentichi i Behemoth). Ah, la seconda voce nel coro latino è di un altro ospite: Marcus Kietbaszewski. Solito coretto alla Solefald, tra l'altro.
"Har-Magedon" è sostenuta da un riffettino di tastiera che porta alla mente suggestioni pagan di una decina d'anni fa. Fortunatamente, la canzone è un qualcosa di più. E' un altro esempio di ciò che sono i Devilish Impressions di "Diabolicanos": un gruppo desideroso di far male, senza trascurare l'atmosfera. Tra i gruppi che uniscono melodia e violenza, tastiere e chitarroni, i Devilish Era si stanno ritagliando il loro piccolo spazio. Perchè la brutalità, nella loro musica, non è mai trascurata. Anzi, ha un ruolo cruciale. E "Diabolicanos" sembra essere stato concepito con quest'idea: dimostrare ai propri fan che il gruppo non sia solo capace di sfruttare soluzioni complesse, ma non dimentichi mai che il metal è soprattutto aggressività, grinta e cattveria. Soprattutto quando si trattano tematiche oscure, o sataniche, come quelle del gruppo.
L'album è chiuso da "Mass For The Dead", introdotta da arpeggi funerei e da una citazione della marca funebre. A seguire, la solita apertura senza compromessi dei Devilish Impressions. Il loro black/death d'avanguardia non lasca scampo nemmeno in questo ultimo episodio. Molto crudele nella prima parte, si rilassa nella seconda, in un tripudio di oscurità e malinconia. Ed è su derive black sinfoniche che il disco termina, lasciando l'ascoltatore soddisfatto.
Sì, in effetti "Diabolicanos" prende subito. Rispetto al suo predecessore, ci porta in dote un songwriting più maturo, più focalizzato ed abbastanza personale. Certo, i difetti che ho puntualizzato sono ovviamente presenti, e non possono essere negati. Sono difetti che si ripetono, sebbene in maniera meno evidente che nel vecchio lavoro. Quindi, un passo avanti c'è stato, e bello deciso. I Devilish Era stanno assumendo, album dopo album, una fisionomia propria. Da post-Asgaard, il gruppo sta conquistando un'identità spiccata, ancora afflitta però da qualche richiamo a gruppi più noti. Una volta che questi richiami saranno eliminati, allora i Devilish Impressions potranno spiccare il volo verso il successo di critica.
A conti fatti, comunque, "Diabolicanos" è un bell'album perchè è ricco di atmosfera, e soprattutto è cattivo. Inoltre, l'esibizione di Quazarre è spettacolare. Consigliato.
8/10
Hellvis